mercoledì 1 giugno 2016

Nessuno si salva da solo

A lungo ho abitato i margini,
calpestato confini,
camminato sul bordo sdrucciolevole del sentiero.

Poi…
come ti fossi affacciato alla finestra,
sei sceso in strada,
mi hai preso per mano,
e mi hai portato lì,
in quel centro che temevo,
facendomi sentire sicura.

Ancora, talvolta,
il sentiero polveroso mi chiama,
come un’ombra
e mi trascina a sè.

Mi difendo…da non so cosa,
sferrando colpi in una lotta sbagliata.
Mi lancio,
contro mulini a vento,
quando...mi afferri il braccio,
lo stringi, mentre mi dimeno.
E mi fa capire,
la tua presa salda,
per cosa vale veramente lottare.

E sono di nuovo qui,
con te,
ad imparare a stare al mondo. 

venerdì 29 aprile 2016

Ho imparato

Ho imparato altre prospettive: 

violare "logiche" (?) illogiche,
sentire dal profondo,
squarciare la superficie.

Ho imparato ad amare le increspature:
la forma cangiante e indefinita,
l'assenza di confine,
l'eterno svolgersi delle cose.

Ho imparato ad aspettare: 

sentire, prima di definire,
camminare, senza già arrivare,
cercare, prima di trovare. 

Ho imparato il valore degli affetti,
nelle loro mutevoli forme. 

Ho iniziato ad amare l'umano
e disprezzare il dis-umano.

Ho imparato il piacere e il disgusto,
l'amore e la tenerezza,
lo sdegno e la ribellione. 

Ho imparato a riconoscere...

...che l'onestà, la trasparenza, la verità
non sono morale astratta,
né "legge", o vincolo esterno.
E sentirle dentro,
dargli forma ed espressione
è il miglior modo per onorare (non gli altri, ma) se stessi. 



Tante cose ho ancora da imparare,
ogni giorno me le vieni a insegnare. 









giovedì 28 aprile 2016

La cosa più bella e più delicata

La cosa più bella,
più delicata
è avvertire il tuo essere, la tua presenza
nel contatto con il mio essere, la mia presenza.

La cosa più bella,
più delicata
è sentirsi sorretti
dalla sola, unica forza che ci tiene eretti.

La cosa più bella,
più delicata
è sentire vibrare un'emozione,
e non vergognarsi della sua espressione.

La cosa più bella,
più delicata
è poter condividere un pianto,
come una risata.

La cosa più bella,
più delicata
è sentire il bordo fragile del proprio io
e goderne il dissolversi
nella forma solida del noi.


martedì 22 marzo 2016

Silvia (che abita nelle selve)

Ho camminato per strade sterrate,
ho percorso sentieri di montagna,
ho affondato i piedi nella soffice sabbia
e bagnato le piante nell'umida rugiada.

Mi sono graffiata con la rude roccia,
ho lottato su sentieri impervi.

Mi sono intrisa di natura:
circondata di bellezza,
ammantata di forza:
avvolta nel vento,
lavata dalla pioggia,
abbracciata dal sole,
baciata dalla luna.

Ora...cammino sul ruvido asfalto
e odo il rumore dei miei passi.

Mi sento un'estranea,
un'unità isolata.

"Sterile filo d'erba,
non c'è vita, qui,
te la devi creare,
non c'è spazio qui,
te lo devi trovare.
Non c'è nulla di dato,
tutto va costruito".

"E sia!"

Ma sollevando gli occhi al cielo
mi specchio nell'immenso.
E non sono più sola, ma di nuovo parte.

Le mie forze
si uniscono a quelle del creato.
Allora posso costruire,
posso trovare il mio posto, la mia ragione.

No, non io,
ma la vita stessa che abita in me
e in tutto quel che mi circonda.




giovedì 17 marzo 2016

Spazio bianco

Uno spazio bianco. 
Fresco come la neve, 
soffice come la lana, 
caldo come il chiaro di luna. 
Pieno come un foglio vuoto. 
Bianco, come il silenzio loquace. 
Tondo, come l'abbraccio, 
che avvolge sciogliendo gli spigoli.

martedì 1 marzo 2016

Ti avverto

Ti avverto,
come l'odore della pioggia quando sta per arrivare,
come il respiro del vento
che si sta per levare,
come il calore intenso
della lacrima che sta per sgorgare,
o il bordo di un sorriso
che si sta per affacciare.
Ti avverto,
come si avvertono le cose quando stanno per nascere.
Ed e` tutto li`, in quel sentire cio` che ancora non e` svelato,
che l'amore sgorga e si sprigiona.
Nel bocciolo, non nel petalo.
Nel silenzio, non nel fragore.
Nel lasciar andare e non afferrare.

Bellezza
che non si puo` descrivere,
ma solo assaporare.

venerdì 8 gennaio 2016

Il fiore più bello (infanzia violata)

Nel cortile fiorito
c'è un bocciolo avvizzito.
E' tenero, delicato,
eppure già segnato.

Ci insegnano che è la vecchiaia a inaridire,
il tempo ad appassire,
che la gioia e la spensieratezza
son tratti di fanciullezza.

Ma quel bocciolo appassito
è un presente inaridito.

Non è tripudio di forme e colori,
né dolcezza di buoni odori.

Somiglia a un volto scavato,
più che a un cielo stellato.

Quel fiore,
segno del dolore,
racchiude un vivo slancio all'amore:

un amore sconfinato verso ciò che è violato.

L'amore di un sorriso,
che rigeneri il paradiso,
il gesto di una carezza,
che ripari con dolcezza.

l'amore, che è forza tenace
per dar voce a ciò che tace,

l'amore, che allenti quella morsa,
che inchioda ogni nuova corsa.