Pensieri sparsi.
Ho fermato la corsa; ho svuotato la borsa.
Se ne stanno lì, sparpagliati,
tanti, scuri e avvelenati.
C'è la rabbia, graffiante come sabbia.
C'è un dolore, che mangia il cuore.
Brandelli di sangue, nel torace esangue.
Grido prepotente, che si nutre del suo niente.
Sentimenti calpestati. Brutalmente sciacallati.
Strappati, come erbaccia cattiva,
da quella mano ove ti credevi viva.
La sentivi quella mano...mentre era già lontano.
"Su un altro corpo?"
Atroce veleno.
Ti nutri del mio sangue, come carogna,
instillando il dubbio della menzogna.
La speranza che si scolla, e la vita che barcolla.
Sentirsi spodestati dal trono degli amati,
è come cadere inermi su una terra piena di vermi.
Vedi ciò che non vorresti: deliri e allucinazioni,
o lucide visioni?
Il sorriso su un altro viso.
Avvicinamenti e ammiccamenti...
mentre vuoto è il tuo sguardo perso,
nell'indecifrabile universo.
Rimbomba il tuo corpo vuoto,
ora che lo senti così ignoto.
E non sai più tender la mano,
ora che tutto è così lontano.
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martedì 6 dicembre 2016
lunedì 12 settembre 2016
Fenice
Varcai la soglia di quell'istante,
e la volli varcare così,
col cuore aperto,
totalmente scoperto.
Varcai la soglia,
come l'unica cosa che in vita si voglia.
Sapevo che passarvi attraverso,
non sarebbe stato un cielo terso.
Sapevo che il fango mi avrebbe sporcato,
il vetro tagliato,
la pioggia bagnato.
Sapevo che il mondo stava lì,
oltre la rabbia e la paura,
che si assiepava scura.
Sapevo che avrei pianto il distacco,
e nel cuore vissuto uno spacco.
Sapevo...sapevo perfettamente,
che non sarebbe rimasto niente.
Nulla da portare con sé,
se non il pensiero di te.
Pensiero stupendo,
sebbene tremendo.
Entrai così,
a testa alta,
alle prime luci della ribalta.
Portai semplicemente all'orecchio,
ciò che già avevo scorto nello specchio.
E ora reggo, sulla fronte,
tutto il peso di quelle impronte.
Il solco che hai lasciato,
come un campo seminato.
L'erba falciata,
strappata alla terra,
come i morti caduti in guerra.
La prendo tra le braccia,
me la spargo sulla faccia.
L'accolgo come acqua fresca,
scrosciante nella tempesta.
E rinasco.
Una Fenice,
che tace, e più non dice.
e la volli varcare così,
col cuore aperto,
totalmente scoperto.
Varcai la soglia,
come l'unica cosa che in vita si voglia.
Sapevo che passarvi attraverso,
non sarebbe stato un cielo terso.
Sapevo che il fango mi avrebbe sporcato,
il vetro tagliato,
la pioggia bagnato.
Sapevo che il mondo stava lì,
oltre la rabbia e la paura,
che si assiepava scura.
Sapevo che avrei pianto il distacco,
e nel cuore vissuto uno spacco.
Sapevo...sapevo perfettamente,
che non sarebbe rimasto niente.
Nulla da portare con sé,
se non il pensiero di te.
Pensiero stupendo,
sebbene tremendo.
Entrai così,
a testa alta,
alle prime luci della ribalta.
Portai semplicemente all'orecchio,
ciò che già avevo scorto nello specchio.
E ora reggo, sulla fronte,
tutto il peso di quelle impronte.
Il solco che hai lasciato,
come un campo seminato.
L'erba falciata,
strappata alla terra,
come i morti caduti in guerra.
La prendo tra le braccia,
me la spargo sulla faccia.
L'accolgo come acqua fresca,
scrosciante nella tempesta.
E rinasco.
Una Fenice,
che tace, e più non dice.
sabato 10 settembre 2016
Io
Io,
che non ho bisogno di abiti eleganti,
né di cerimonie importanti.
Io,
che ho bisogno di terra,
crosta dura su cui i piedi si sentono sicuri,
bisogno di cielo,
forza grave che schiaccia ogni velleità
e spinta leggera alla libertà.
Ho bisogno di stare;
forte come corteccia,
fluida come linfa.
martedì 23 agosto 2016
Che cos'ho
Ho parole dentro al cuore,
che tremano al rumore.
Ho pensieri nella testa,
che mi tengon sempre desta.
Ho emozioni nelle vene:
che sciolgono catene.
Ho orizzonti sconfinati,
negli occhi spalancati.
Ho una forza nelle gambe,
che nutre il petto esangue.
Ho un calore nelle mani,
che riservo all'indomani.
Ho l'oceano sconfinato,
nel mio corpo rannicchiato.
Ho la vita tra i capelli,
che si sciolgono ribelli.
Ho le vele, sempre tese,
che non sono mai arrese.
Ho il coraggio silenzioso,
ch'è il mio bene più prezioso.
che tremano al rumore.
Ho pensieri nella testa,
che mi tengon sempre desta.
Ho emozioni nelle vene:
che sciolgono catene.
Ho orizzonti sconfinati,
negli occhi spalancati.
Ho una forza nelle gambe,
che nutre il petto esangue.
Ho un calore nelle mani,
che riservo all'indomani.
Ho l'oceano sconfinato,
nel mio corpo rannicchiato.
Ho la vita tra i capelli,
che si sciolgono ribelli.
Ho le vele, sempre tese,
che non sono mai arrese.
Ho il coraggio silenzioso,
ch'è il mio bene più prezioso.
mercoledì 3 agosto 2016
E poi, d'un tratto
E poi, d'un tratto,
ti rendi conto di essere tu...
a diventare padre e madre di te stesso.
Tu, con quella faccia che non riconosci.
Tu, con quell'espressione,
malinconica o sorridente,
a poter trasformare in sogni
una stella cadente
ti rendi conto di essere tu...
a diventare padre e madre di te stesso.
Tu, con quella faccia che non riconosci.
Tu, con quell'espressione,
malinconica o sorridente,
a poter trasformare in sogni
una stella cadente
martedì 26 luglio 2016
Ho nutrito la vita
Ho nutrito il mio spirito con acqua di fonte. L'ho nutrito con aria pura di montagna.
Ho assaporato il vento sferzante, il ghiaccio pungente, il freddo gelido sulla pelle...nelle ossa.
Ho nutrito il mio spirito col profumo di salsedine, le onde forti sugli scogli, il riverbero della luce in mare.
Mi sono abbandonata al vento di Scirocco, al caldo che leva i sentimenti,
al sole, che brucia gli occhi e li fa sanguinare.
La sabbia rovente sotto i piedi,
la roccia dura sulla via dell'ascesa.
L'odore acre del sudore,
la pelle bagnata,
il sale in gola.
I muscoli tesi nello sforzo, i neuroni liquefatti.
La lotta aspra del corpo, della mente
per tenere una presa che sfugge continuamente.
C'è una prepotenza - nella natura - che risveglia i nostri umori:
ancestrali sentimenti, di una lotta per la sopravvivenza...
...costante, reiterata.
Ho assaporato il vento sferzante, il ghiaccio pungente, il freddo gelido sulla pelle...nelle ossa.
Ho nutrito il mio spirito col profumo di salsedine, le onde forti sugli scogli, il riverbero della luce in mare.
Mi sono abbandonata al vento di Scirocco, al caldo che leva i sentimenti,
al sole, che brucia gli occhi e li fa sanguinare.
La sabbia rovente sotto i piedi,
la roccia dura sulla via dell'ascesa.
L'odore acre del sudore,
la pelle bagnata,
il sale in gola.
I muscoli tesi nello sforzo, i neuroni liquefatti.
La lotta aspra del corpo, della mente
per tenere una presa che sfugge continuamente.
C'è una prepotenza - nella natura - che risveglia i nostri umori:
ancestrali sentimenti, di una lotta per la sopravvivenza...
...costante, reiterata.
martedì 19 luglio 2016
E' tempo di essere
Non basta affacciarsi,
bisogna scendere in strada.
Non basta calzare scarpe,
bisogna camminarci.
Non basta osservare,
bisogna entrare.
Non basta dire,
bisogna ascoltare.
Non basta sapere,
bisogna vivere.
Non basta vedere,
bisogna saper chiudere gli occhi.
Non basta lanciare,
bisogna prendere quel che arriva.
Non basta ricevere,
bisogna accogliere.
Non basta prendere,
bisogna dare.
Non basta,
non basta fare,
è tempo di essere!
bisogna scendere in strada.
Non basta calzare scarpe,
bisogna camminarci.
Non basta osservare,
bisogna entrare.
Non basta dire,
bisogna ascoltare.
Non basta sapere,
bisogna vivere.
Non basta vedere,
bisogna saper chiudere gli occhi.
Non basta lanciare,
bisogna prendere quel che arriva.
Non basta ricevere,
bisogna accogliere.
Non basta prendere,
bisogna dare.
Non basta,
non basta fare,
è tempo di essere!
giovedì 14 luglio 2016
Per le strade
Per le strade
ho corso,
nel rumore svelto dei miei passi.
Per le strade
ho camminato veloce,
al ritmo frenetico dei miei pensieri.
...Per le strade
ti ho dato la mano,
nel battito lento del cuore.
Per le strade
sei sempre con me,
anche quando la mia ombra è una,
una,
...e i pensieri milioni.
ho corso,
nel rumore svelto dei miei passi.
Per le strade
ho camminato veloce,
al ritmo frenetico dei miei pensieri.
...Per le strade
ti ho dato la mano,
nel battito lento del cuore.
Per le strade
sei sempre con me,
anche quando la mia ombra è una,
una,
...e i pensieri milioni.
mercoledì 1 giugno 2016
Nessuno si salva da solo
A lungo ho abitato i margini,
calpestato confini,
camminato sul bordo sdrucciolevole del sentiero.
Poi…
come ti fossi affacciato alla finestra,
sei sceso in strada,
mi hai preso per mano,
e mi hai portato lì,
in quel centro che temevo,
facendomi sentire sicura.
Ancora, talvolta,
il sentiero polveroso mi chiama,
come un’ombra
e mi trascina a sè.
come un’ombra
e mi trascina a sè.
Mi difendo…da non so cosa,
sferrando colpi in una lotta sbagliata.
Mi lancio,
contro mulini a vento,
quando...mi afferri il braccio,
lo stringi, mentre mi dimeno.
E mi fa capire,
la tua presa salda,
per cosa vale veramente lottare.
E sono di nuovo qui,
con te,
ad imparare a stare al mondo.
venerdì 29 aprile 2016
Ho imparato
Ho imparato altre prospettive:
violare "logiche" (?) illogiche,
sentire dal profondo,
squarciare la superficie.
Ho imparato ad amare le increspature:
la forma cangiante e indefinita,
l'assenza di confine,
l'eterno svolgersi delle cose.
Ho imparato ad aspettare:
sentire, prima di definire,
camminare, senza già arrivare,
cercare, prima di trovare.
Ho imparato il valore degli affetti,
nelle loro mutevoli forme.
Ho iniziato ad amare l'umano
e disprezzare il dis-umano.
Ho imparato il piacere e il disgusto,
l'amore e la tenerezza,
lo sdegno e la ribellione.
Ho imparato a riconoscere...
...che l'onestà, la trasparenza, la verità
non sono morale astratta,
né "legge", o vincolo esterno.
E sentirle dentro,
dargli forma ed espressione
è il miglior modo per onorare (non gli altri, ma) se stessi.
Tante cose ho ancora da imparare,
ogni giorno me le vieni a insegnare.
martedì 22 marzo 2016
Silvia (che abita nelle selve)
Ho camminato per strade sterrate,
ho percorso sentieri di montagna,
ho affondato i piedi nella soffice sabbia
e bagnato le piante nell'umida rugiada.
Mi sono graffiata con la rude roccia,
ho lottato su sentieri impervi.
Mi sono intrisa di natura:
circondata di bellezza,
ammantata di forza:
avvolta nel vento,
lavata dalla pioggia,
abbracciata dal sole,
baciata dalla luna.
Ora...cammino sul ruvido asfalto
e odo il rumore dei miei passi.
Mi sento un'estranea,
un'unità isolata.
"Sterile filo d'erba,
non c'è vita, qui,
te la devi creare,
non c'è spazio qui,
te lo devi trovare.
Non c'è nulla di dato,
tutto va costruito".
"E sia!"
Ma sollevando gli occhi al cielo
mi specchio nell'immenso.
E non sono più sola, ma di nuovo parte.
Le mie forze
si uniscono a quelle del creato.
Allora posso costruire,
posso trovare il mio posto, la mia ragione.
No, non io,
ma la vita stessa che abita in me
e in tutto quel che mi circonda.
ho percorso sentieri di montagna,
ho affondato i piedi nella soffice sabbia
e bagnato le piante nell'umida rugiada.
ho lottato su sentieri impervi.
Mi sono intrisa di natura:
circondata di bellezza,
ammantata di forza:
avvolta nel vento,
lavata dalla pioggia,
abbracciata dal sole,
baciata dalla luna.
Ora...cammino sul ruvido asfalto
e odo il rumore dei miei passi.
Mi sento un'estranea,
un'unità isolata.
"Sterile filo d'erba,
non c'è vita, qui,
te la devi creare,
non c'è spazio qui,
te lo devi trovare.
Non c'è nulla di dato,
tutto va costruito".
"E sia!"
Ma sollevando gli occhi al cielo
mi specchio nell'immenso.
E non sono più sola, ma di nuovo parte.
Le mie forze
si uniscono a quelle del creato.
Allora posso costruire,
posso trovare il mio posto, la mia ragione.
No, non io,
ma la vita stessa che abita in me
e in tutto quel che mi circonda.
martedì 24 marzo 2015
Antinomie. Vi amo
Hai in mente quando ami l'inverno per il suo freddo pungente,
l'estate per il suo calore intenso,
la primavera per l'esplodere dei fiori
e l'autunno per la melanconia delle foglie che cadono?
E quanta più molteplicità porta dentro di sè un uomo,
rispetto a questa natura?
E io l'abbraccio tutta,
perchè tutta la amo
...e non saprei fare altrimenti.
l'estate per il suo calore intenso,
la primavera per l'esplodere dei fiori
e l'autunno per la melanconia delle foglie che cadono?
E quanta più molteplicità porta dentro di sè un uomo,
rispetto a questa natura?
E io l'abbraccio tutta,
perchè tutta la amo
...e non saprei fare altrimenti.
giovedì 9 ottobre 2014
Inno alla fragilità
Le ossa sembrano frammenti di cocci rotti questa sera,
un’accozzaglia scomposta
si muove sotto l’involucro cutaneo.
Il corpo,
improvvisamente,
non è più sostenuto da nulla.
Dov’è finito il solido scheletro?
Chissà…
Solo disagio:
uno strano,
pesante,
senso di disagio.
Bisogna trovare immediatamente una maschera,
un sorriso sicuro,
un tono allegro.
Ma questa sera non c’è niente!
Nient’altro che smarrimento
e il tonfo,
rumoroso,
del cuore.
Le labbra sono tremule,
la parola svuotata,
gli occhi persi,
i movimenti incerti.
Ci hanno insegnato a rammendare il vestito strappato,
a mettere il cerotto sulla ferita,
a coprire l’errore sul quaderno,
ad asciugare in fretta le lacrime.
E così, forse, ci siamo abituati a vivere…
Percependo il vuoto come mancanza,
l’incertezza come angoscia,
il silenzio come intollerabile assenza.
Ma sono proprio questo spazio e questa fragilità
ad essere così meravigliosamente,
generativi!
Non morte, ma vita,
non staticità, ma movimento finissimo.
Come il seme, che sta a lungo sottoterra prima di assumere
una forma visibile,
come l’albero, che deve perdere tutte le foglie,
prima di rifiorire...
Amo la fragilità,
perché è lì - ne sono certa - l’anticamera della vera forza!!!
martedì 6 maggio 2014
Crescita
Decise di non seguire più quelle briciole,
sparse sul sentiero come Pollicino.
Decise di scoprire l'inatteso dell'errare,
le ferite, oltre la gioia, che sapeva di incontrare,
che voleva incontrare.
Decise che non le bastava più il conforto tranquillo e sicuro degli affetti.
Lei stessa, ora, doveva diventare quel porto sicuro.
sparse sul sentiero come Pollicino.
Decise di scoprire l'inatteso dell'errare,
le ferite, oltre la gioia, che sapeva di incontrare,
che voleva incontrare.
Decise che non le bastava più il conforto tranquillo e sicuro degli affetti.
Lei stessa, ora, doveva diventare quel porto sicuro.
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