sabato 8 agosto 2020

Tesori

I tuoi occhi mi raccontano un'altra versione di me.

Ciò che avevo smarrito, ciò che giaceva nascosto,

tu lo riporti alla luce ogni giorno, come un tesoro. 

Ma il vero tesoro è in chi sa far riemergere i preziosi e soffia via la polvere, 

affinché la pietra non si confonda con il sasso.

Il vero tesoro sono gli occhi che sanno guardare, le mani che sanno accogliere, i silenzi che sanno rispettare quel sacro mistero che abita le profondità 


lunedì 27 luglio 2020

Forme meravigliose


Quanto somigliamo alle conchiglie?
Levigate dentro,
erose dal tempo fuori.
Racchiudiamo tesori, 
all'interno,
che solo chi sa cogliere conosce.
Conserviamo il rumore delle onde,
per l’orecchio che vi si sa appoggiare.
Nella manina di un bimbo,
o nel solco del palmo adulto,
ci lasciamo avvolgere dal tocco delicato.  
Offriamo colori,
forme,
consistenze
irregolari e uniche.
Bordi lisci,
e a volte taglienti,
solidi e sfrangiati.
Portiamo con noi la nostra storia,
storia di onde,
di mareggiate,
di sabbia e di sale.
E rimaniamo 
sul bordo dell'Infinito. 

martedì 24 marzo 2020

La vita


Difficile dire che cos’è la vita.
È il prezioso distillato di una trasformazione alchemica:
un concentrato di materia e un’esplosione di energia,
un innesto tra Shiva e Shakti,
ove il principio creativo e quello operativo si legano insieme…
…e generano, ogni volta, qualcosa di unico e di irripetibile
Perché ogni vita ha la sua forma,
e ogni forma si plasma con la vita.
Le vite si intrecciano
e anche questo intreccio lo chiamiamo vita.
Quale misteriosa forza ci fa venire al mondo,
prendere consapevolezza e riconoscerci in questo universo?
Quale spinta tenace ci tiene aggrappati a questa terra
e quale impulso ci fa volgere lo sguardo al cielo?
Quale miracolo continua a tenerci in vita?
è un miracolo fatto di piccole cose,
di piccoli gesti di attenzione e cura
che ci danno la forza di andare avanti, nel quotidiano,
in mezzo a tutto e a tutti.
Perché?
Perché in quell’attenzione è riflesso l’Amore
che ci ha messo in vita una volta
e continua a rimetterci in vita ogni giorno, ogni momento.

giovedì 27 febbraio 2020

Attimi

E poi c'è la gioia perfetta.
Quegli attimi di condivisione,
in cui siamo sotto lo stesso cielo,
dimentichi di ieri, sgravati dal domani,
abbracciati dentro un raggio di sole,
raggomitolati dentro i nostri corpi,
rapiti nei nostri sguardi,
persi in una melodia che cantiamo ad una voce.

mercoledì 4 dicembre 2019

Pettirosso


C’è un pettirosso sulla ringhiera.

Si posa per pochi istanti prima di spiccare il volo.

È solo, ma sembra completarsi da sé,

con quella forma così tonda, così piena.

Eppure nello sguardo porta la ricerca di Altro.

Gira il capino, guardando chissà cosa…

…forse cerca qualcuno di simile a lui,

ma nessuno tutt’intorno.

I rami sono spogli,

l’aria è fredda

e vuota.

È un deserto gelido che lo circonda.

Ha il petto rosso,

come il sangue.

“Porta solo freddo”, dicono i passanti veloci.

Chissà dove vanno. Chissà cosa vogliono.

Chissà perché mi sembrano così arroganti.

Tutti così sicuri. Tutti così pieni di sé.

Ma lui è ignaro del messaggio che porta sul petto.

E io resterei ore ad osservarlo, incantata.

E vedo, in quelle piume scarlatte,

tutta la forza della vita che pulsa,

che preme per uscire.

E nessuno, nessuno si sofferma.

Nessuno accarezza quelle piume.
Nessuno le guarda,
nessuno le vede,
nessuno le tocca.

venerdì 2 agosto 2019

Dolores Prato: "Giù la piazza non c'è nessuno".



Ci sono autori che sembrano entrare direttamente tra le pieghe della nostra anima. Scrivono di sé ma parlano di noi. Hanno uno stile, un linguaggio, una retorica che rispecchia esattamente l’incedere dei nostri pensieri. L’incontro con Dolores Prato è avvenuto tra le pagine di un libro ed è stato un incontro reale, veicolato da un testo, di cui non comprendevo il titolo, ma che già mi affascinava per la sua grammatica anticonvenzionale. 
Si tratta di un racconto autobiografico, che non ripercorre la vita intera, ma solo l’infanzia, quell’età in cui tutto si forma, in cui i sensi sono vivi, accesi, pronti ad accogliere il mondo, o a sentirne il bruciante rifiuto. 
Dolores (un nome che sembra racchiudere un destino) è adulta e al contempo bimba, vive nel continuo fluire tra l’esperienza infantile, la sua delicata ingenuità, la fervida immaginazione, e la consapevolezza di chi è cresciuto prendendosi per mano. Perché quando la mano altrui non arriva, quando il calore e l’affetto mancano, si diventa genitori di se stessi: le cose, gli oggetti, il paesaggio, le parole diventano compagni di viaggio, capaci di nutrire, curare, creare realtà alternative alla realtà stessa. “Le persone non mi parlavano, ma le cose sì”, scrive l’autrice. E così viva è anche la sua lingua, che si tinge degli accenti popolari, e ci espone ad una varietà di espressioni, specchio delle emozioni, in grado di creare uno spazio alternativo, irriverente, ribelle rispetto al linguaggio chiuso, ristretto, formale impartito tra le mura di un austero collegio. 
La lingua di Dolores è una lingua impastata con la terra, che trasuda la fatica, ma anche il piacere di vivere a contatto con le cose, con i sensi, con la natura. È una lingua del corpo e del sentire, prima che del pensiero logico e razionale, così distante da quelle sensazioni vere, autentiche, viscerali che la nostra autrice ci restituisce con “quell’ignoranza che intravede l’anima delle cose”. 
La sua fragilità, il suo essere ai margini del mondo, quel senso di esclusione con cui si apre l’autobiografia, è colmata dalla forza di un pensiero dirompente, dal bisogno impellente ed irruento di mettere per iscritto emozioni, immagini, paesaggi (interiori ed esterni). “Salto i verbi, come se qualcuno mi corresse dietro”, scrive. E non può fare altrimenti, Dolores, a cui il mondo viene incontro “sfogliandosi come un libro meraviglioso”.  

venerdì 1 marzo 2019

Annodati

Annodati come i fili in una corda,
come le dita di chi prega.

Annodati,
se ne stanno i pensieri.

L'uno prosegue nell'altro,
l'altro scavalca il successivo...

E torna il primo,
sbucato fuori, come la ciocca in fondo alla treccia...

Che lavoro,
quel dentro e  fuori della mente,
come dita su e giù per il telaio.

Non c'è trama, all'apparenza.
Eppure...quell'affresco che ti colora il volto
ne porta tutte le striature.