mercoledì 4 dicembre 2019

Pettirosso


C’è un pettirosso sulla ringhiera.

Si posa per pochi istanti prima di spiccare il volo.

È solo, ma sembra completarsi da sé,

con quella forma così tonda, così piena.

Eppure nello sguardo porta la ricerca di Altro.

Gira il capino, guardando chissà cosa…

…forse cerca qualcuno di simile a lui,

ma nessuno tutt’intorno.

I rami sono spogli,

l’aria è fredda

e vuota.

È un deserto gelido che lo circonda.

Ha il petto rosso,

come il sangue.

“Porta solo freddo”, dicono i passanti veloci.

Chissà dove vanno. Chissà cosa vogliono.

Chissà perché mi sembrano così arroganti.

Tutti così sicuri. Tutti così pieni di sé.

Ma lui è ignaro del messaggio che porta sul petto.

E io resterei ore ad osservarlo, incantata.

E vedo, in quelle piume scarlatte,

tutta la forza della vita che pulsa,

che preme per uscire.

E nessuno, nessuno si sofferma.

Nessuno accarezza quelle piume.
Nessuno le guarda,
nessuno le vede,
nessuno le tocca.

venerdì 2 agosto 2019

Dolores Prato: "Giù la piazza non c'è nessuno".



Ci sono autori che sembrano entrare direttamente tra le pieghe della nostra anima. Scrivono di sé ma parlano di noi. Hanno uno stile, un linguaggio, una retorica che rispecchia esattamente l’incedere dei nostri pensieri. L’incontro con Dolores Prato è avvenuto tra le pagine di un libro ed è stato un incontro reale, veicolato da un testo, di cui non comprendevo il titolo, ma che già mi affascinava per la sua grammatica anticonvenzionale. 
Si tratta di un racconto autobiografico, che non ripercorre la vita intera, ma solo l’infanzia, quell’età in cui tutto si forma, in cui i sensi sono vivi, accesi, pronti ad accogliere il mondo, o a sentirne il bruciante rifiuto. 
Dolores (un nome che sembra racchiudere un destino) è adulta e al contempo bimba, vive nel continuo fluire tra l’esperienza infantile, la sua delicata ingenuità, la fervida immaginazione, e la consapevolezza di chi è cresciuto prendendosi per mano. Perché quando la mano altrui non arriva, quando il calore e l’affetto mancano, si diventa genitori di se stessi: le cose, gli oggetti, il paesaggio, le parole diventano compagni di viaggio, capaci di nutrire, curare, creare realtà alternative alla realtà stessa. “Le persone non mi parlavano, ma le cose sì”, scrive l’autrice. E così viva è anche la sua lingua, che si tinge degli accenti popolari, e ci espone ad una varietà di espressioni, specchio delle emozioni, in grado di creare uno spazio alternativo, irriverente, ribelle rispetto al linguaggio chiuso, ristretto, formale impartito tra le mura di un austero collegio. 
La lingua di Dolores è una lingua impastata con la terra, che trasuda la fatica, ma anche il piacere di vivere a contatto con le cose, con i sensi, con la natura. È una lingua del corpo e del sentire, prima che del pensiero logico e razionale, così distante da quelle sensazioni vere, autentiche, viscerali che la nostra autrice ci restituisce con “quell’ignoranza che intravede l’anima delle cose”. 
La sua fragilità, il suo essere ai margini del mondo, quel senso di esclusione con cui si apre l’autobiografia, è colmata dalla forza di un pensiero dirompente, dal bisogno impellente ed irruento di mettere per iscritto emozioni, immagini, paesaggi (interiori ed esterni). “Salto i verbi, come se qualcuno mi corresse dietro”, scrive. E non può fare altrimenti, Dolores, a cui il mondo viene incontro “sfogliandosi come un libro meraviglioso”.  

venerdì 1 marzo 2019

Annodati

Annodati come i fili in una corda,
come le dita di chi prega.

Annodati,
se ne stanno i pensieri.

L'uno prosegue nell'altro,
l'altro scavalca il successivo...

E torna il primo,
sbucato fuori, come la ciocca in fondo alla treccia...

Che lavoro,
quel dentro e  fuori della mente,
come dita su e giù per il telaio.

Non c'è trama, all'apparenza.
Eppure...quell'affresco che ti colora il volto
ne porta tutte le striature.




lunedì 1 ottobre 2018

Scomposti

Lo vedi come siamo scomposti?

Scomposti, sotto le cravatte che strozzano la gola.
Scomposte, dentro tailleur che fasciano la vita.
Scomposti, dietro le foto che ingessano un volto,
un corpo,
uno slogan.

Scomposti, come le vesti lacere di un accattone,
scomposti, come il suo sorriso sdentato,
scomposti, come i suoi capelli scarmigliati.

Siamo scomposti,
perché la vita ci disordina,
ci mescola le carte,
ci confonde.

Perché?
che senso ha tutto questo?

Non è un abito, né un trucco
a celare i nostri umori,
desideri,
speranze,
paure.

Siamo infinito.

Come potremmo non essere scomposti,

se non tornando al punto che ci ricompone?
















mercoledì 5 settembre 2018

Mentre ascolti, impari ad ascoltarti

Plasmano l'aria
le tue dita,

scatenano temporali
i tuoi capelli.

Creano spazi
le movenze del tuo corpo.

Spalancano la luce
i tuoi occhi chiusi.

E' un crescendo...

Sottile,
timido,
graduale,
intenso.

Dov'è più il profilo della tua ombra?
Dove i confini della tua corporatura? 

Polverizzati!
Sgretolati,
come pietre.

Affiorano le emozioni.

E si mischiano,
e si confondono,
come tempera che si stempera.

Cadono gli argini
e l'acqua dilaga,
e copre tutto.

Una distesa piana.

Finchè la superficie inizia a incresparsi.

Guarda:
I riflessi scintillanti del sole!

Qualcosa si muove.
Lo specchio incomincia a riflettere.

Riverberi fragili,
barlumi.

E poi...da dentro,
dal centro...

s'alza un'onda.

Sale,
si gonfia,
cresce!

L'Amore.

E' luna piena e alta marea.

Tutto, improvvisamente, si svuota
e tutto s'inonda.

E si fonde l'anima
alle sue pareti.

Si scioglie
e si sostanzia,

nel suo dissolvimento:

nell'Immenso.





sabato 1 settembre 2018

Finestre: varchi di Coscienza

Meriggio.


L'occhio,
mi trascina lì,
verso la finestra.

Un davanzale

da cui pare 
che il mondo,
aspetti di essere accolto.

O forse siamo noi 
che non vogliamo smettere di sentircene parte.

Tagliamo muri, 
costruiamo finestre,
varchi,
spazi di congiunzione 
tra il dentro e il fuori,
il caldo e il freddo,
l'ombra e la luce.

"Dove mi conduci, occhio? 
Che cosa attira la tua attenzione? 
Dove ti guida la mente, o intelligenza del corpo?"


Due rose, nell'incantevole forma dell'Amore. 
Due rose che, nell'intensità del loro identico colore,
si poggiano l'una sull'altra,

Si sorreggono,

delicatamente e con forza.

Con quella distanza
che aiuta a preservare ciascuna 
dalle spine dell'altra.

Un bacio, 
una carezza,
un'attenzione...

"Oh vista: 
è un'illusione?"

"No. 

E' l'Amore. 

Sovrano in tutte le sue forme. 

L'Amore: in ogni dove". 






lunedì 16 luglio 2018

La sacralità di ciò che amiamo


La crepa sul muro,
la buca nell’asfalto,
la suola rovinata delle scarpe…
…segni. A ricordarci l’importanza di prenderci cura.
Mantenere, manutenzione, maneggiare:
tenere tra le mani,
con delicate attenzioni,
per onorare quel valore esistenziale
di cui ogni cosa, ogni sentimento, ogni istante è dotato.
Scivolano, tra le dita sottili, le forme di ciò che amiamo.
Rimane la Sostanza: segno dell’immutabile,
traccia perenne del Valore a cui consacriamo (rendiamo sacro) il nostro affetto.